> BE STUPID

dal Blog di Giovanna Cosenza
http://giovannacosenza.wordpress.com/2010/02/01/be-stupid/

Dopo l’ennesima segnalazione («Ha visto che forte, prof?»), devo parlarne.

Non trovo né cool, né tanto meno originale la campagna Diesel «BE STUPID» (dell’agenzia londinese Anomaly), una riedizione furbetta della vecchia opposizione fra saputelli criticoni e noiosi (smart), da un lato, e stupidi (stupid) dall’altro, dove gi stupidi sono definiti tali solo dai saputelli, ma in realtà sono i veri ganzi della situazione, perché simpatici, creativi, belli e vestiti Diesel.

Vediamo alcune headline.

«Smart has the plans, stupid has the stories»: il saputello pianifica, lo stupido ha le storie giuste. Ma una buona storia non s’improvvisa, si pianifica. Però la campagna intende anche «storie da vivere», ah già. Peccato che, fra tutte le fantastiche storie possibili, alluda solo a quelle di sesso. Novità, eh?

«Smart listens to the head, stupid listens to the heart» (questa headline accompagna immagini di baci appassionati): il saputello ascolta la testa, lo stupido il cuore. Segui la passione, va’ dove ti porta il cuore. Uh, che originale.

«Smart may have the brain, stupid has the balls», dove le palle sono sia metaforiche che letterali, perché significano sia il coraggio che le tette che qualche bella ragazza mette in mostra. Un’ideona mai vista.

«Smart says no, stupid say yes», dove dice sì il giovane che permette all’orso di mangiare nel frigo, e dicono sì alcune ragazze che si abbuffano. Il che potrebbe essere un’incitazione a non cadere in comportamenti anoressici, se non fosse che le ragazze sono magrissime.

Insomma, Diesel valorizza chi non critica, non dice no, non fa programmi rigidi. E fin qui l’inno alla libera espressione di sé potrebbe piacermi. Ma la creatività e la libertà che le immagini rappresentano sono fatte solo di sesso, smorfie, tette e culi (non ci sono pernacchie solo perché non si possono fotografare). Un sistema di valori da «Natale a Miami» che non mi pare gran cosa.

Ti pare che stia facendo io la saputella barbosa?

Allora pensa a quanti piani barbosi stanno dietro a una campagna che ti istiga a farne a meno. È come se dicesse: tu continua a fare smorfie e pernacchie, che io nel frattempo faccio i soldi.

Smart critiques, stupid creates

Smart may have the brain, but stupid has the balls

Smart has the plans, stupid ha the stories

Smart say no, stupid says yes

Smart says no, stupid says yes

Smart listens to the head, stupid listens to the heart


 

> DUE DI PICCHE, TRADIMENTO O PASSIONE

dal blog di Giovanna Cosenza

È in onda fino al 31 gennaio e lo sarà ancora dal 14 al 28 febbraio il nuovo spot del cappuccino Nescafé, firmato da McCann Erickson Italia.

Una coppia (bellona lei, più normale lui) si accomoda in poltrona e, tra carezze e sospiri, la temperatura sale finché lei gli chiede: «L’hai portato?». Al che si scopre, naturalmente, che la domanda non riguardava il preservativo, ma il cappuccino.

E lì una versione dello spot si ferma, invitando gli spettatori a scoprire il finale sul sito Nescafé, dove si può vincere un viaggio per due negli States. Altre tre versioni, sul sito e in tv, raccontano come va a finire.

Non sono originali né la scenetta né i finali, che sembrano copiati dalle vignette della Settimana enigmistica. Ma la cosa che meno mi piace è l’implicito: sia nella prima parte che in almeno due finali, si assume che queste cose possano procedere in tutta tranquillità senza preservativo.

Il che conferma la mia impressione su quanto gli italiani siano superficiali rispetto al fatto di usarlo o meno. Talmente superficiali che una pubblicità può dare allegramente per scontato che lo siano.
 
Prima parte

Primo finale: “Due di picche”


Secondo finale: “Tradimento”


Terzo finale: “Passione”



 

> LIBERTA' SESSUALE, LIBERA SESSUALITA'

Femminismo, aborto, contraccezione, libertà sessuale, omosessualità...una tribuna politica del 1976 con Adele Faccio



   

> MOGLIE=CAMERIERA

Dal blog Un altro genere di comunicazione
http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2009/12/18/mogliecameriera/

Metterci un bel Raul Bova non cambia il risultato e il forte messaggio sessista che ogni spot italiano vuole comunicarci.
Raul dopo aver avvicinato la hostess per delle ordinazioni, si rivolge ad un signore vicino a lui facendogli notare che stare su alitalia è come stare a casa sua.

Il signore gli dice: ’scusi non è usa moglie?’ della serie, non ce l’ha anche a casa?
e raul gli risponde ‘infatti, solo che a casa non è così’ della serie mia moglie non si comporta da schiava sottomessa, non è gentile, non si prende cura di me e non è a mia disposizione. Insomma negli spot la donna o è oggetto sessuale o è schiava cameriera che deve soddisfare i bisogni del marito.

Della serie: donne guardate come sono gentili le nostre hostess e prendete questo come esempio a casa se no i vostri mariti partono via.

La pubblicità diffonde modelli negativi in continuazione ci bombarda con un modello femminile arcaico e superato e assai pericoloso se si pensa che ancora il modello maschile di donna ‘grazie’ alle pubblicità che non insegnano altro è ancora quello di oggetto sessuale o schiava di sua proprietà che si spiega in numerosi femminicidi e stupri che ogni giorno di consumano a danni di donne nel nostro Paese.

Non solo l’anno scorso abbiamo assistito alla discriminazione sessuale del non assumere le donne con bambini piccoli a lavorare, questo conferma che la compagnia aerea è sessista, tratta le donne come degli oggetti che devono starsene a casa soddisfare i bisogni degli uomini e si devono mostrare sempre carine e sottomesse.

Insomma c’è una differenza di come la pubblicità tratta belli e belle del cinema o spettacolo, i belli mantengono la loro aura da dominatore e le donne devono diventare oggetti per meglio rappresentare quello che l’immaginario maschile vuole.

Intanto boicotto alitalia un fallimento di compagnia!



 

> MA NEPPURE STAVOLTA PARLANO DI PRESERVATIVO

Dal blog di Giovanna Cosenza
http://giovannacosenza.wordpress.com/2009/12/01/ma-neppure-stavolta-parlano-di-preservativo/

Secondo i dati pubblicati dal Centro Nazionale Aids dell’Istituto Superiore di Sanità in occasione della giornata mondiale contro l’Aids, che ricorre oggi, nell’ultimo anno in Italia ci sono stati circa 4.000 casi di sieropositività e 1.200 di Aids conclamato, e cioè circa 11 persone al giorno sono state infettate dal virus Hiv.

Il 74% dei contagi avviene tramite rapporti sessuali, la maggior parte dei quali sono eterosessuali (nel 1988 il 71% dei contagi dipendevano dall’iniezione di droghe, e nel 1995 era ancora così per il 62,5% dei contagi).

L’età media in cui si diagnostica l’infezione Hiv è 38 anni per gli uomini e 34 per le donne.

Fra le regioni/province in cui è attivo un sistema di sorveglianza delle diagnosi di infezione Hiv (Piemonte, Liguria, Friuli Venezia-Giulia, Veneto, Puglia, Emilia Romagna, Lazio, Bolzano, Trento, Sassari  e Catania), la maggior parte di contagi riguarda le regioni del centro-nord.

Emilia-Romagna e Lazio sono in testa, con 9,5 casi su 100.000 residenti la prima, e 8,7 la seconda, seguiti dalla provincia di Trento con 7,8 e dal Piemonte con 7,3 casi su 100.000.

Con questi numeri e con la stabilizzazione dei contagi che si registra ormai da 10 anni, l’Italia è fra i paesi dell’Europa occidentale con un’incidenza di Hiv medio-alta.

Un ulteriore problema è che la maggior parte delle persone contagiate da Hiv (il 60,2%) scoprono di esserlo solo quando ricevono la diagnosi di Aids conclamato (nel 1996 solo il 20,5% arrivava a saperlo così tardi).

Ecco perché il Ministero della Salute ha deciso di realizzare uno spot che invita le persone fra 35-40 anni a fare il test Hiv.

Un’osservazione, però: con questa scusa le istituzioni sanitarie italiane sono riuscite – per l’ennesima volta – a NON invitare gli uomini – eterosessuali, omosessuali, bisessuali che siano – a usare il preservativo.

E allora lo dico io: il preservativo resta il metodo più semplice ed efficace per prevenire il contagio Hiv. A tutte le età, per tutti i generi sessuali, in tutti i paesi e le situazioni del mondo.

Ecco lo spot appena uscito: regia di Ferzan Ozpetek, protagonista Valerio Mastandrea. Il claim – non molto originale, ma diretto – è «Aids: la sua forza finisce dove comincia la tua».




   

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